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Le settembrine

 

 

Mother nature

/
L’uomo figlia per avere dei nipoti
per aver lavor da vigile da vecchio ma
in verità lui proprio non lo sa quindi rimanda

/
rimanda pensando a vivere la gioventù
gioventù che diventa eterna
e la terza età la sposta nell’aldilà
e nel frattempo si estingue vivendo.

 

 

 

 

Cleopatrà

C’è una donna sulla spiaggia
ch’è sdraiata sul lettino
sulla faccia uno straccetto
per nascondere l’età.

/
Tutta nera è la sua pelle
– pensa oscura
la regina cleopatrà-.

/
Si è levata e toglie il topless
e rientra in società.

/
Dalle zinne ha caricato l’energia che ci vorrà
per lottare a ferro e fuoco
con il suo marito cuoco.
O una vita da lombrico, chi lo sa?

 

 

 

*

Noi che in spiaggia siamo ignudi
ci mangiamo i frutti crudi
con il mare sopra e sotto
ci saliamo nel salotto
con la sabbia e i pouff di alghe
dibattiamo sulle piogge
con le nubi a per di fiato
non c’è più dio nel creato.

Aspettando la pioggia seduti comodi è il titolo

 

 

 

 

Weissmueller

Uomini dal temperamento acceso
si tuffano nel golfo del Tigullio a novembre.
Poi gli passi davanti e tirano indietro la pancia.

 

 

 

 

Etiquette

Questa cosa delle etichette
e delle cuciture che cadono sul coccige
fabbricanti dei miei stivali
ve la vorrei mettere in faccia.

 

 

 

 

A Silvia

oh, leggerti quando non ti capisco
la mia ignoranza del quale non capirti
si erasa dinanzi al suono tuo
balbetta qualche lauta parola
e infine tace

 

 

 

Arenato

E perché, cuore mio, non mi cerchi?
Forse che in cuor tuo brami il mio affannato rincorrere te?
Ma io non desisto
poiché t’amo d’un amor celestiale
e il tuo brillar -seppur lontano- m’addomestica teco.

 

 

 

 

Nota

Quando ho voglia di sistematizzare
scrivo poesie.

 

 

 

 

SORRISO SOCIALE

ci si abitua -con i selfie- a fare sorrisi per niente
(voglio dire, lo stimolo non è spontaneo)
e così impariamo da soli a sorridere alla vita.

gli altri che ci vedono così sorridenti si rispecchiano
e iniziano a sorridere inconsapevolmente

pensa che tutto cominciò coi i primi smile della rete
circa vent’anni fa
due punti parentesi chiusa

 

 

 

 

 

DESTINATION UNKNOWN

L’inconscio è come l’infinito: non sappiamo dove inizia nè dove finisce, nè da che parte parte, nè da che parte ci porta.

La consapevolezza è una porzione della coscienza più o meno definita
con margine di errore che trae etimologia
nell’espressione di contenuti latenti (sapevo)
infatti lo sai che le evidenze emergenti sono suscettibili di errore
di manifestazione, di lettura e di interpretazione dell’auditore.

Il super-io è indicibile, subdolo, manipolato anch’esso dall’es.
L’io sabotato, da tutte le istanze dell’infinito,
tenta l’espressione della sua identità
e ci mette degli anni a costruirla.
Il Me, i vari Sé, sono meri strumenti di conoscenza.

Ci circondiamo di modelli ideali che sostituiamo
ai genitori ai figli agli amici agli amanti che sono fasulli.

L’escamotage per sfuggire alla delusione rispetto alle aspettative che riponiamo in tutti loro / modelli e persone reali / ci porta all’invenzione di un dio, o più d’uno di loro, alla creazione di archetipi di maschi e di femmine, a cercare rifugio altrove
in terre promesse o paradisi d’artificio, adusi e delusi, o ci rifugiamo nell’auto-annientamento causato dalla percezione della nostra inferiorità della specie. Cerchiamo il dio a giustificare l’errore perché tutto possa tornare.

Vogliamo tornare animali / stupìdi / perchè non abbiamo presenti modelli reali di uomo giusto e vincente.

Non voglio che vincano i virus.

 

 

 

 

Big in Japan

Ho un problema con i cartoni manga
perché mi sembra di avere gli occhi piccoli,
e la faccia stretta.

 

 

 

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Liquideetà

Abbiamo molta rabbia dentro che ci
accompagna fin dalla nascita e che cer-
chiamo di scaricare sugli altri

altre volte invece ci auto-
boicottiamo bevendo, fumando, mangiandoci tutte
le parti piccole di noi nel tentativo di auto-
regolarci

a volte prendiamo di mira esseri che ci
rappresentano la bruttezza che non
vogliamo vedere dentro di noi

accendiamo fuochi per bruciare il male di
dentro / mettiamo al rogo non solo pupazzi
pronti a lapidare un capro per assolverci e sen-
tirci re per un lungo istante di morte

Se questo è un uomo c’è bisogno di inventare un super-
Io migliore.

Il glicine sa

Dove sta la memoria del glicine?
Sta forse nelle foglie o nei rami o nei semi?
Come fa il glicine a sapere
che per correre verso il pino
deve allungare le braccia a più non posso
disparato in maniera esile
delicata timida irrispettosa
e poi sapere quando seccarsi le dita
se appiglio non trova?

E chi glielo insegna a esser gentile col calabrone colla formica
e col topoletto che ci fa le gimcane scappando da Cato?
Chi glielo dice di fare i fiori fuori stagione
se è stato all’improvviso reciso
e non ha potuto fiorire?
Chi glielo insegna il baccello
quanto dev’essere duro
e lungo, e quanto e come i semi
tenere e quando lasciarli andare?

Questo il glicine fa
scala
e nel mentre soffoca il sambuco
geloso perché fa il nido ai fringuelli.

Il glicine ci seppellirà
forte della sua memoria.

Sogno

Oggetti, suoni, rumori, immagini,
proiezioni, trompe l’oeil, controfigure,
stuntman e gemelli mono e dizigoti,
freaks, melodie campionate, ritornelli,
voci fuori dal coro.
Ovunque regnano i lapsus.

#poetry slam

Nel momento in cui scrivi una poesia,
una frase, un pensierino, una barra, un augurio più o meno sincero,
stai già dando la voce, la vita, materia al pensato,
perchè il pezzo di carta, il foglio, lo spazio bianco, il file, il wall, la bacheca,
è il primo Altro che incontri.
La penna o la tastiera sono il mezzo.
Il nutrimento affettivo è la meta., il riconoscimento, il rispecchiamento.

E se tu scrivi -per dire- una poesia,
e la metti nel cassetto, nel cassetto resta con l’io.
Ma se la condividi l’io si passeggia nell’etere e aspetta il like per il riconoscimento.
E così siam tutti
alla ricerca del Sé perduto, o mai rispecchiato,
alla mercé degli algoritmi di rete.

Oppure caschi in un poetry slam, la proponi, la leggi con voce tremante,
col terrore dell’applauso e del silenzio, sei in gara, in classifica, sei alla berlina,
in un mare in tempesta: chi ti ci ha portato?
Ti ha portato il coraggio, la disperazione, l’incoscienza?
L’inconscio ritorna, a punteggiare puntuale.

La voce

Nel momento in cui io decido
e condivido con te queste parole,
ai miei piensieri ho già dato la voce,
parole stampate virtuose,
e ci dò anche un tono con la punteggiatura e gli a capo,
e se tu già solo una volta mi hai udito parlare,
leggendo mi leggi meglio degli altri.

Sarebbe bello se

Se il teatro si fa culla naturale e non culturale,
grembo, e non palcoscenico.

Se la tragedia non si fa esaltazione
ma condivisione nel quotidiano
trasformandola con resilienza.

Se si fa pratica la teoria della parola.

#teatro

Dove l’ambiente diviene luogo accogliente di crescita,
di formazione dell’identità individuale,
di rispecchiamento si se stessi attraverso l’incontro,
il riconoscimento, l’accettazione e la necessità di ricerca del diverso,
l’imitazione, il contrasto.

Dove avviene l’udire, il sentire, l’ascolto,
l’ascolto attivo, la pronuncia del pensiero,
l’annuncio con la parola,
la presentazione con la metafora,
la rievocazione dei profumi, dei colori, dei sapori,
del percepito e del sentito, del ricordo,
dell’impressione, del quadro, del murale,
la rappresentazione, l’omologiazione, la differenziazione,
la simbiosi, la deindividuazione,
l’omeostasi e il disequilibrio,
l’individuazione del Sè e dell’Altro.

La diversità, il principio di appartenenza e il bisogno di affiliazione,
il bisogno di fuga, di distruzione, di ricostruzione,
di ristrutturazione, il bisogno di nuovo.

Agire.

#imbuto

Metti sassolini in imbuto non scende
metti sabbia in imbuto scende
metti farina in imbuto non scende.

Metti acqua in imbuto scende.
Metti maionese in imbuto non scende.

Qual’è il teatro delle tuo agire?

#corpo2

Immagino gli altri
li rappresento come se percepissero il mio corpo come lo percepisco io,
faccio un salto di realtà, viaggio dalla mia fantasia alla fantasia sua.
Fantastico. Fantastico un mio Sé
e posso percepire un mio Sé vero e agire un mio Sé falso
mi propongo convenzionale, confezionato
buono da indossare a seconda del contesto
lo scelgo fra i tanti nell’armadio
lo scelgo che mi contenga, il mio essere liquido,
e appaia accettabile nell’ambiente.

Bevibile. Vivibile. Convenevole.
No.