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*1

 

C’è una barca a vela nel porto che si chiama scialorrea.

 

 

 

 

*2

Kula-ring

 

Leggere il nome di Malinowski

su un citofono del quartiere di Marina

mi ha fatto subito pensare al kula-ring

e alle sue perpetue implicazioni.

 

 

 

 

 

*3

Ello?

 

 

 

Dal punto di vista del comportamentarsi

non è bello parlare male di qualcuno

sebbene si possa dire che

non se ne può certo parlare bene.

 

E’ sott’inteso che non se ne vuole parlare male

ma che neanche se ne può parlar bene.

 

 

 

 

*4

Freud aveva ragione

 

Questa notte in sogno un bambino mi ha chiesto

perché dobbiamo portare le mutande?

E io non ho saputo rispondere.

Poi mi ha detto che avremmo dovuto usare mutande anche per la bocca e per le orecchie.

Ho subito pensato a un pupazzo di neve e poi a babbo natale.

 

 

 

 

*5

Pappagallo

 

In un mondo di persone mute chi parla è uno stupido.

 

 

 

 

*6

Trompe l’oeil 1

 

La storiella che i bambini nascono sotto i cavoli oppure che li porta la cicogna

secondo me funzionava molto bene: nessun bambino

si domandava perché la mamma aveva la pelle diversa

e così dovrebbe essere per un bisogno di giustizia sociale.

 

 

 

 

 

*7

L’ontogenesi ricapitola la filogenesi

 

La cosa preziosa siamo noi dentro.

Il fuori declina, il dentro accresce.

Il guscio lascia il posto a un uomo nuovo.

A un nuovo uovo.

A un uovo d’uomo nuovo.

 

 

 

 

 

 

*8

Amore e Psiche

 

 

Amore è dietro

e Psiche è davanti

(l’ha cinta)

insieme davanti allo schermo

dove compare sul divanetto

un barboncino bianco

con l’occhi neri neri.

 

Psiche è contenta

e curiosa attende le prossime Azione!

Vede il profilo di Amore

i suoi biondi capelli raccolti in coda

la cura nel respiro sulla sua guancia.

 

È sempre contenta anche se non sa lui chi è

quanti anni ha

pensa un giovane

un po’ più giovane

un bel po’ più giovane.

È Amore

e Psiche è bambina.

 

Nel secondo tempo:

È ancora forte l’amore di Amore

e Psiche lo sente / lo sente nel cuore

ma ancora non vede il suo volto lì dietro

e sente le spalle sue cinte / il tepore

la nuca e poi il collo / il lobo d’orecchio / le labbra protende al calore

e incontra la bocca che parla di Amore di quanto ell’è bella

la copre e divora.

 

 

 

 

*9

S.M.

 

Sua Maestà, il gatto dei vicini,

passeggia sul tetto

e ci libera dal volteggiare gracchiante de le cornacchie.

 

Nutro profondo rispetto pel gatto che ‘sì mi commove.

 

Peraltro, esse hanno diritto di esistere

ma lontano da me, malaitte!

 

 

 

 

*10

Mother nature

 

 

L’uomo figlia per avere dei nipoti

per aver lavor-da-vigile-da-vecchio

ma

in verità lui proprio non lo sa quindi

rimanda.

 

Rimanda pensando a viver la Gioventù

Gioventù che diventa Eterna

e la Terza Età la sposta nell’Aldilà

e -nel frattempo- si estingue

vivendo.

 

 

 

 

*11

Cleopatrà

 

 

 C’è una donna sulla spiaggia

ch’è sdraiata sul lettino

sulla faccia uno straccetto

per nascondere l’età.

 

Tutta nera è la sua pelle

– pensa oscura

la regina Cleopatrà-.

 

Si è levata e toglie il topless

e rientra in società.

 

Dalle zinne ha caricato l’energia che ci vorrà

per lottare a ferro e fuoco

con il suo marito cuoco.

 

O una vita da lombrico, chi lo sa?

 

 

 

*12

Aspettando la pioggia seduti comodi

 

Noi che in spiaggia siamo ignudi

ci mangiamo i frutti crudi

con il mare sopra e sotto

ci saliamo nel salotto

con la sabbia e i pouff di alghe

dibattiamo sulle piogge

con le nubi a per di fiato

non c’è più dio nel creato.

 

 

 

*13

Weissmueller

 

Uomini dal temperamento acceso

si tuffano nel golfo del Tigullio a novembre.

Poi gli passi davanti e tirano indietro la pancia.

 

 

 

 

*14

Etiquette

 

 

Questa cosa delle etichette

e delle cuciture che cadono sul coccige

fabbricanti dei miei stivali

ve le vorrei mettere in faccia.

 

 

 

 

*15

A Silvia

 

 

oh, leggerti quando non ti capisco

la mia ignoranza del quale non capirti

si erasa dinanzi al suono tuo

balbetta qualche lauta parola

e infine tace.

 

 

 

 

*16

Arenato

 

E perché, cuore mio, non mi cerchi?

Forse che in cuor tuo brami il mio affannato rincorrere te?

Ma io non desisto

-poiché t’amo d’un amor celestiale-

e il tuo brillar -seppur lontano- m’addomestica teco.

 

 

 

*17

Nota

 

 

Quando ho voglia di sistematizzare

scrivo poesie.

 

 

 

 

*18

SORRISO SOCIALE

 

 

Ci si abitua -con i selfie- a far sorrisi per niente

(voglio dire, lo stimolo è poco spontaneo)

e così impariamo da soli a sorridere a Vita.

 

Gli altri che vedono così i sorrisi sui denti si specchiano

e iniziano a sorridere immanentemente.

 

Pensa che tutto cominciò coi i primi smile della rete

-vent’anni fa circa-

due punti parentesi chiusa

 

 

 

 

*19

DESTINATION UNKNOWN

 

 

L’inconscio è come l’infinito:

non sappiamo dove inizia nè dove finisce

nè da che parte parte

nè da che parte ci porta.

 

La consapevolezza è una porzione della coscienza

più o meno definita

con margine di errore che trae etimologia

nell’espressione di contenuti latenti (sapevo)

infatti lo sai che le evidenze emergenti sono suscettibili di errore

di manifestazione, di lettura e di interpretazione dell’udente.

 

Il super-Io è indicibile, subdolo, manipolato anch’esso dall’Es.

L’Io sabotato -da tutte le istanze dell’infinito-

tenta l’espressione della sua identità

e ci mette degli anni a costruirla.

 

 

Il Me, i vari Sé, sono meri strumenti di conoscenza.

 

Ci circondiamo di modelli ideali che sostituiamo ai genitori

ai figli / agli amici / agli amanti

che sono fasulli.

 

L’escamotage per sfuggire alla delusione rispetto alle aspettative che riponiamo in tutti loro / modelli e persone reali / ci porta all’invenzione di un dio, o più d’uno di loro, alla creazione di archetipi di maschi e di femmine, a cercare rifugio altrove

altrove dove in terre promesse o paradisi d’artificio -adusi e delusi-

ci rifugiamo nell’auto-sabotaggio causato dalla percezione della nostra inferiorità della specie.

Cerchiamo il dio a giustificare l’errore perché tutto possa tornare.

 

Vogliamo tornare animali / stupìdi / perchè non abbiamo presenti modelli reali di uomo giusto e vincente.

 

Non voglio che vincano i virus.

 

 

 

*20

Big in Japan

 

Ho un problema con i cartoni manga

perché mi sembra di avere gli occhi piccoli,

e la faccia stretta.

 

 

 

*21

Memories

 

Dove sta la memoria del glicine?

Sta forse nelle foglie o nei rami o nei semi?

Come fa il glicine a sapere

che per correre verso il pino

deve allungare le braccia a più non posso

disparato in maniera esile

delicata timida irrispettosa

e poi sapere quando seccarsi le dita

se appiglio non trova?

 

E chi glielo insegna a esser gentile col calabrone colla formica

e col topoletto che ci fa le gimcane scappando da Cato?

Chi glielo dice di fare i fiori fuori stagione

se è stato all’improvviso reciso

e non ha potuto fiorire?

Chi glielo insegna il baccello

quanto dev’essere duro

e lungo, e quanto e come i semi

tenere e quando lasciarli andare?

 

Questo il glicine fa

scala

e nel mentre soffoca il sambuco

geloso perché fa il nido ai fringuelli.

 

Il glicine ci seppellirà

forte della sua memoria.

 

 

 

*22

Sentire le Voci

 

Combatto ogni giorno

per le mie memorie

cercando disperatamente

la rievocazione del vocabolo

-del comesichiama-

e

nel frattempo

esercito la voce

a partire dalla scrittura

dalla penso-parola

che emerge dall’inconscio

che mi giunge in soccorso

se improvviso / e mi stacco la testa.

 

Scrivo quello che non penso

e poi dopo dopo ci penso

e su questo stimolo

che emerge dall’Ombra

ribatto

nel mio dialogo interiore

e quindi lo scrivo

per stamparne memoria /

per dialogare con l’Altro

e allora finalmente lo leggo

usando la miaew viva voce.

 

 

 

*23

Memorie di me

 

Ci sono memorie impercettibili che affiorano apparentemente casuali alla realtà visibile

e non ci sorprendono nemmeno poi tanto.

Questo dorebbe indurci a riflettere sul senso di certe sensazioni

e a riferirsi a un’esistenza dall’infinito passato

senza cadere nel tranello della rievocazione di vite eroiche trascorse

opera del nonsense e dell’illusione dell’ego maniacale.

 

 

 

 

*24

Trompe l’oeil 2

 

La storia dell’ippopotamo, narici a pelo d’acqua, sbuffa, strizza gli occhi e sventola le orecchie, offre il sorriso sdentato, la trasformazione del peso di sotto, guaito che fu.

 

 

 

*25

D’Io bambino

 

 Gli occhiali da soli

-ti dico- mi fanno inquietare

perché tu che li indossi

ti credi d’Io

perché tremi ch’io non ti creda

e ti fai bolla d’intorno

ti fai acquario solista

ti fai occhio di bue

e corna di vacca

e poi ti neghi

con ancora maggiore ferocia

se li metti a specchio

e cammini sui trampoli d’oro

sprizzando di luce riflessa

poi torni a casa nel bagno

li disindossi, ti strucchi e ti accechi

sul lavandino di lacrime agresti

in tono minore.

 

 

 

 

*26

Cum grano salis

 

Poiché si è tanto parlato di amore nei secoli

e poi ognuno ha fallito nel sogno

ora tutti generano odio

che è più congeniale all’evacuazione che al nutrimento.

 

Non essendo più capaci

di ingerire e digerire carezze

tutto si fa società liquida.

 

Nella speranza del senno comune

contadini saggi seminano il grano Cappelli.

 

 

 

*27

Preghierina

 

Caro babbo natale

lo so che è un po’ presto

però te lo dico da adesso

così ti prepari per tempo:

vorrei per quest’anno in regalo

un cane piccino

ma non da borsetta

come quello che ho visto adesso in piazzetta

sotto l’ascella della signora magretta

ma da borsellino, ancor più piccino,

che abbai quand’Io voglia

e non faccia la cacca

ma cioccolatini praline e gattini

ancor più piccini per metterli al naso

o nell’ombelico a foggia di neo un po’ posticcio

o come accessori alle ciglia che ho lunghe

e sottili come moda comanda.

Amen.

 

 

 

 

*28

ESPOSTO

 

Mentre noi sui social ci si impegna sui neri sulle ONG sui salvagenti

altre menti giocano a Risiko colla Sardegna:

Luna rossa ci priva del molo Ichnusa per cinque anni

e l’ente foreste viene guidato da un anti-foresta dichiarato:

il metano ci dà una mano a debellare pastorizia e boschi di querce

in vista di un piano energetico che ci fa centro del Mediterraneo

da porta aerei e fabbrica d’armi

per il possesso della Kamchatka.

 

 

 

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Trattatello Marino

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.

.

 
Un mare diverso ogni volta, anche se nello stesso posto. Le onde eraser spingono via la sabbia di pensiero di fondo e lasciano emergere creste-di-sentenze come sentenze: onde di rumore bianco e rosa e assenze dell’uno e dell’altro, brevi, più della loro presenza che suona più forte virgola e il vento tuba nella manica, teso al padiglione dell’orecchio. Sulla spiaggia i vecchi camminano a torso nudo con passo quasi marziale e le gambe nella tuta blu: il bisogno di dare alla luce i pensieri è diverso dal bisogno di dare voce a parole. Il rumore del motore del maggiolone creava dipendenza. E anche il pedale della frizione che stock! Come il rumore delle onde del mare richiama dal profondo il sé annidato, quello attaccato alle ossa, e promuove il rilascio delle endorfine. Uno è sotto al culo che si muove, l’altri rumori di blu di fronte al muso. L’originalità dei concetti o quella della forma? Una forma esplosiva, come fuoco d’artifizio che immanente si spenge, o una forma ima, grave, intrusiva, pervadente, infiltrante che elicita gli assoni, attraversa le sinapsi, include le implosioni e afferisce al lobo frontale che poi uno prende la penna, per dire, e scrive?

.

.

.

.

 

Società liquida, settembre

.

.
Una volta andavo al mare
mi sdraiavo sulla sabbia
e spariva la mia pancia
che oggi dilaga

.
sudo, bevo, mi bagno e
il costume non si asciuga
tutto un contenuto di medusa
infatti c’è i tentacoli
e quindi la propensione alla presa di rischio
al vischio, al bacio di cabudanni.

 

.

.

Le settembrine

 

 

Mother nature

/
L’uomo figlia per avere dei nipoti
per aver lavor da vigile da vecchio ma
in verità lui proprio non lo sa quindi rimanda

/
rimanda pensando a vivere la gioventù
gioventù che diventa eterna
e la terza età la sposta nell’aldilà
e nel frattempo si estingue vivendo.

 

 

 

 

Cleopatrà

C’è una donna sulla spiaggia
ch’è sdraiata sul lettino
sulla faccia uno straccetto
per nascondere l’età.

/
Tutta nera è la sua pelle
– pensa oscura
la regina cleopatrà-.

/
Si è levata e toglie il topless
e rientra in società.

/
Dalle zinne ha caricato l’energia che ci vorrà
per lottare a ferro e fuoco
con il suo marito cuoco.
O una vita da lombrico, chi lo sa?

 

 

 

*

Noi che in spiaggia siamo ignudi
ci mangiamo i frutti crudi
con il mare sopra e sotto
ci saliamo nel salotto
con la sabbia e i pouff di alghe
dibattiamo sulle piogge
con le nubi a per di fiato
non c’è più dio nel creato.

Aspettando la pioggia seduti comodi è il titolo

 

 

 

 

Weissmueller

Uomini dal temperamento acceso
si tuffano nel golfo del Tigullio a novembre.
Poi gli passi davanti e tirano indietro la pancia.

 

 

 

 

Etiquette

Questa cosa delle etichette
e delle cuciture che cadono sul coccige
fabbricanti dei miei stivali
ve la vorrei mettere in faccia.

 

 

 

 

A Silvia

oh, leggerti quando non ti capisco
la mia ignoranza del quale non capirti
si erasa dinanzi al suono tuo
balbetta qualche lauta parola
e infine tace

 

 

 

Arenato

E perché, cuore mio, non mi cerchi?
Forse che in cuor tuo brami il mio affannato rincorrere te?
Ma io non desisto
poiché t’amo d’un amor celestiale
e il tuo brillar -seppur lontano- m’addomestica teco.

 

 

 

 

Nota

Quando ho voglia di sistematizzare
scrivo poesie.

 

 

 

 

SORRISO SOCIALE

ci si abitua -con i selfie- a fare sorrisi per niente
(voglio dire, lo stimolo non è spontaneo)
e così impariamo da soli a sorridere alla vita.

gli altri che ci vedono così sorridenti si rispecchiano
e iniziano a sorridere inconsapevolmente

pensa che tutto cominciò coi i primi smile della rete
circa vent’anni fa
due punti parentesi chiusa

 

 

 

 

 

DESTINATION UNKNOWN

L’inconscio è come l’infinito: non sappiamo dove inizia nè dove finisce, nè da che parte parte, nè da che parte ci porta.

La consapevolezza è una porzione della coscienza più o meno definita
con margine di errore che trae etimologia
nell’espressione di contenuti latenti (sapevo)
infatti lo sai che le evidenze emergenti sono suscettibili di errore
di manifestazione, di lettura e di interpretazione dell’auditore.

Il super-io è indicibile, subdolo, manipolato anch’esso dall’es.
L’io sabotato, da tutte le istanze dell’infinito,
tenta l’espressione della sua identità
e ci mette degli anni a costruirla.
Il Me, i vari Sé, sono meri strumenti di conoscenza.

Ci circondiamo di modelli ideali che sostituiamo
ai genitori ai figli agli amici agli amanti che sono fasulli.

L’escamotage per sfuggire alla delusione rispetto alle aspettative che riponiamo in tutti loro / modelli e persone reali / ci porta all’invenzione di un dio, o più d’uno di loro, alla creazione di archetipi di maschi e di femmine, a cercare rifugio altrove
in terre promesse o paradisi d’artificio, adusi e delusi, o ci rifugiamo nell’auto-annientamento causato dalla percezione della nostra inferiorità della specie. Cerchiamo il dio a giustificare l’errore perché tutto possa tornare.

Vogliamo tornare animali / stupìdi / perchè non abbiamo presenti modelli reali di uomo giusto e vincente.

Non voglio che vincano i virus.

 

 

 

 

Big in Japan

Ho un problema con i cartoni manga
perché mi sembra di avere gli occhi piccoli,
e la faccia stretta.

 

 

 

Liquideetà

Abbiamo molta rabbia dentro che ci
accompagna fin dalla nascita e che cer-
chiamo di scaricare sugli altri

altre volte invece ci auto-
boicottiamo bevendo, fumando, mangiandoci tutte
le parti piccole di noi nel tentativo di auto-
regolarci

a volte prendiamo di mira esseri che ci
rappresentano la bruttezza che non
vogliamo vedere dentro di noi

accendiamo fuochi per bruciare il male di
dentro / mettiamo al rogo non solo pupazzi
pronti a lapidare un capro per assolverci e sen-
tirci re per un lungo istante di morte

Se questo è un uomo c’è bisogno di inventare un super-
Io migliore.

Il glicine sa

Dove sta la memoria del glicine?
Sta forse nelle foglie o nei rami o nei semi?
Come fa il glicine a sapere
che per correre verso il pino
deve allungare le braccia a più non posso
disparato in maniera esile
delicata timida irrispettosa
e poi sapere quando seccarsi le dita
se appiglio non trova?

E chi glielo insegna a esser gentile col calabrone colla formica
e col topoletto che ci fa le gimcane scappando da Cato?
Chi glielo dice di fare i fiori fuori stagione
se è stato all’improvviso reciso
e non ha potuto fiorire?
Chi glielo insegna il baccello
quanto dev’essere duro
e lungo, e quanto e come i semi
tenere e quando lasciarli andare?

Questo il glicine fa
scala
e nel mentre soffoca il sambuco
geloso perché fa il nido ai fringuelli.

Il glicine ci seppellirà
forte della sua memoria.

Sogno

Oggetti, suoni, rumori, immagini,
proiezioni, trompe l’oeil, controfigure,
stuntman e gemelli mono e dizigoti,
freaks, melodie campionate, ritornelli,
voci fuori dal coro.
Ovunque regnano i lapsus.

#poetry slam

Nel momento in cui scrivi una poesia,
una frase, un pensierino, una barra, un augurio più o meno sincero,
stai già dando la voce, la vita, materia al pensato,
perchè il pezzo di carta, il foglio, lo spazio bianco, il file, il wall, la bacheca,
è il primo Altro che incontri.
La penna o la tastiera sono il mezzo.
Il nutrimento affettivo è la meta., il riconoscimento, il rispecchiamento.

E se tu scrivi -per dire- una poesia,
e la metti nel cassetto, nel cassetto resta con l’io.
Ma se la condividi l’io si passeggia nell’etere e aspetta il like per il riconoscimento.
E così siam tutti
alla ricerca del Sé perduto, o mai rispecchiato,
alla mercé degli algoritmi di rete.

Oppure caschi in un poetry slam, la proponi, la leggi con voce tremante,
col terrore dell’applauso e del silenzio, sei in gara, in classifica, sei alla berlina,
in un mare in tempesta: chi ti ci ha portato?
Ti ha portato il coraggio, la disperazione, l’incoscienza?
L’inconscio ritorna, a punteggiare puntuale.

La voce

Nel momento in cui io decido
e condivido con te queste parole,
ai miei piensieri ho già dato la voce,
parole stampate virtuose,
e ci dò anche un tono con la punteggiatura e gli a capo,
e se tu già solo una volta mi hai udito parlare,
leggendo mi leggi meglio degli altri.

Sarebbe bello se

Se il teatro si fa culla naturale e non culturale,
grembo, e non palcoscenico.

Se la tragedia non si fa esaltazione
ma condivisione nel quotidiano
trasformandola con resilienza.

Se si fa pratica la teoria della parola.

#teatro

Dove l’ambiente diviene luogo accogliente di crescita,
di formazione dell’identità individuale,
di rispecchiamento si se stessi attraverso l’incontro,
il riconoscimento, l’accettazione e la necessità di ricerca del diverso,
l’imitazione, il contrasto.

Dove avviene l’udire, il sentire, l’ascolto,
l’ascolto attivo, la pronuncia del pensiero,
l’annuncio con la parola,
la presentazione con la metafora,
la rievocazione dei profumi, dei colori, dei sapori,
del percepito e del sentito, del ricordo,
dell’impressione, del quadro, del murale,
la rappresentazione, l’omologiazione, la differenziazione,
la simbiosi, la deindividuazione,
l’omeostasi e il disequilibrio,
l’individuazione del Sè e dell’Altro.

La diversità, il principio di appartenenza e il bisogno di affiliazione,
il bisogno di fuga, di distruzione, di ricostruzione,
di ristrutturazione, il bisogno di nuovo.

Agire.